PROFESSIONE GRAFOLOGO - BOLLETTINO DELL'A.G.P.

Professione Grafologo - n. 7/2007

EDITORIALE

Con il presente bollettino, l’A.G.P. intende aggiornare i soci sulle linee progressive intraprese ultimamente dagli organi di governo in materia di libere professioni non (ancora) regolamentate, una materia a quanto pare molto effervescente, non priva di colpi di scena, sempre al centro di accesi dibattiti politici e istituzionali, andando a toccare profondi interessi economici, professionali e ordinistici di vecchia data, che in gran parte appaiono problemi antichi e, se vogliamo, anacronistici. Nonostante tutto, a quanto pare qualcosa – come disse qualcuno – “eppur si muove”.
Con spirito realista non si può che osservare e attendere gli ulteriori auspicabili sviluppi in vista di una naturale evoluzione europeista del riconoscimento di professioni più che attive in campo nazionale, ma ancora poco o per nulla protette e tutelate in ambito istituzionale.
Questo, ovviamente, in Italia. E in Italia sappiamo bene quanto la grafologia sia ormai materia professionale a tutto tondo, soprattutto se pensiamo, ad esempio, quali e quante responsabilità (innanzitutto deontologiche) derivino dai giudizi che il grafologo è chiamato a esprimere nei contesti giudiziari.
L’evoluzione delle tecniche e metodologie grafologiche, in Italia – tra l’altro oggetto di un importante convegno di studi organizzato dall’A.G.P. –, ha vissuto e sta vivendo gli effetti, non trascurabili, di una storicità grafologica molto caratteristica e originale, se vogliamo anche piuttosto conflittuale, ma proprio perché tale anche particolarmente vivace e in qualche modo fortunata: due metodi nascono e si evolvono proprio in Italia; il francese qui si diffonde notevolmente, andandosi in parte pure a miscelare ai primi due. Non meno importanti appaiono gli altri contributi grafologici stranieri, comunque noti e applicati anche da noi.
Certamente molte sono state (e sono) le voci autorevoli e creative che si sono e continuano ad avvicendarsi nel panorama grafologico italiano, facendo dell’Italia un terreno oltremodo fecondo di proposte e prospettive grafologiche.
Una di queste voci, Arnaldo Camosci, allievo diretto di G. Moretti e suo prosecutore, un uomo senz’altro di spicco nella grafologia che potremmo anche definire, con un termine epistemologicamente aggiornato, “postmorettiana”, è ampiamente e doverosamente ricordato nel presente bollettino quale lucido esempio di notevole fecondità ideativa e operativa in campo grafologico.

Roberto Travaglini


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